Viene analizzato la diffusione e la regolamentazione del counseling on line nel nostro Paese.

Il counseling on line in Italia

Nell’ottica di migliorare la diffusione di informazioni scientifiche atte ad aiutare le persone ad affrontare e risolvere le problematiche legate alla propria salute, molti professionisti e ricercatori di tutto il mondo, si sono attivati da pochi anni in Italia, per offrire sul web servizi di informazione e di consulenza su problematiche sempre più specifiche, talora scottanti come quelle legate alla salute mentale (Esposito, 1997).

Rispetto alla realtà degli Stati Uniti, in Italia la diffusione di questa pratica professionale ha preso piede e forma concreta soltanto negli ultimi anni. Internet ha un enorme potenzialità per informare in tempo quasi reale, in modo obbiettivo e in forma anonima gli utenti della rete sofferenti di disagio psichico ed offre loro un supporto informativo e di consulenza tale da trovare la strategia migliore per affrontare il loro disagio ( Blandino, 2001).

Uno dei vantaggi del counseling on line risiede proprio nell’immediatezza del contatto e di garanzia dell’anonimato offerta dal counselor all’utente. Si presume che questi due fattori favoriscono l’apertura psicologica e la disponibilità a farsi aiutare da parte dell’utente sofferente specie nel primo contatto di net-help, nel caso di utenti riluttanti a recarsi di persona da un professionista (Suler 2004). Successivamente l’utente, interagendo con il counselor via e-mail o via chat, trova spesso una chiave di lettura utile del proprio disagio e trova la motivazione ed il coraggio per proseguire il percorso di cambiamento personale, necessario per superare il disagio. Inutile ribadire che tale percorso conduce spesso alla decisione di mettersi in discussione e contattare un professionista o una struttura territoriale per iniziare un percorso di crescita “dal vivo”. Questo è d’altra parte il principale obbiettivo del counseling on line ( Esposito, 2000).

Si considera il counseling on line come una modalità volta ad aiutare le persone nel risolvere aspetti di relazione e di vita non riferiti a psicopatologie.

In questo viene utilizzata la rete per comunicare sia in forma sincrona sia in forma asincrona. Il focus dell’intervento sembra cambiare da cliente a cliente, qualcuno ad esempio chiede di esaminare le proprie relazioni interpersonali o di imparare nuove modalità per imparare a gestire lo stress, altri possono usare questo tipo di aiuto come una forma di integrazione o aggiunta ad altri servizi psicologici.

descrive in questo senso l’intervento professionale come disposto su un continuum che dalla psicoterapia tradizionale passa al counseling, al coaching, al contatto telefonico, a forme di video conferenza, alla chat e alla posta elettronica. Sempre lo stesso autore afferma che la e-therapy non è né psicoterapia né counseling in quanto essa non presume diagnosi o trattamento di disordini di tipo medico e in quanto essa sembra non delineare il destinatario del servizio di net help. Appare per questo inappropriato, se non inopportuno, confrontare quest’ultima con la tradizionale psicoterapia faccia a faccia, con l’assessment o con i servizi di counseling in presenza. Come altre modalità d’intervento però, il counseling online aiuta le persone a trovare una soluzione per le proprie preoccupazioni con l’aiuto e la guida di un professionista.

Ci sono alcuni punti critici sul “come” il counseling on line viene affrontato.

 

La relazione counselor/cliente nel counseling on line

Nel counseling on line il rapporto tra consulente e consultante si caratterizza come disincarnato. Infine il rapporto si costruisce attraverso una macchina , il computer, che permette un contatto basato o sulla visione , web-cam, oppure su scritti, dove il manifestarsi fisico è meccanicamente riproposto (Suler, Turkle, 1997).

Nella consulenza on line si realizza una dilatazione temporale in cui si possono distinguere tre momenti: quello di codifica, di decodifica e di recupero o revisione del messaggio. Scrivere/descrivere la propria condizione implica che la si riveda rispecchiata sullo schermo, questo può rappresentare di per se stesso un auto-feedback attraverso il quale la persona può dire “io sono questo” oppure non riconoscersi.

Quindi mentre il consultante può riflettere sul suo auto-rispecchiamento, il consulente ne ha una conoscenza non immediata, in un tempo posteriore ( Tombesi, 1997). Gli aspetti emotivi in questo tipo di relazione, si esperiscono attraverso una rappresentazione dell’altro basta sul testo scritto.

Il linguaggio digitato non ha la stessa capacità di portare le emozioni che ha la voce, anche se chi lo legge vi cerca le stesse emozioni, lo stesso contatto con la persona con cui è in relazione (Turkle, 1997). La consulenza on line, proprio per il mezzo utilizzato sembra dare spazio ad una relazione di aiuto che si distanzia da quella “vis a vis” perché rende impossibile la compresenza nel tempo e nello spazio delle persone affidandosi ad una modalità di conoscenza dell’altro attraverso una riproduzione “meccanica” delle manifestazioni, che comunque esprimono qualità e forza emotiva e proprio per questo danno la possibilità di accedere allo stato della persona, ma con il limite di non essere lì con lei ( De Angelis,1998).

Uno dei rischi principali è confondere il counseling con la psicoterapia on line.

Leonard Holmes(2000), un noto web-counselor americano, ritiene che “le relazioni stabilite in Internet non possono considerarsi terapia, ma possono legittimamente essere considerate una forma di counseling”.

Egli sostiene anche che non è necessario formulare una diagnosi per aiutare una persona a rendersi conto e a risolvere un problema, e il counseling telematico rappresenta una logica estensione della tradizione americana dell’ “advice giving”, dare consigli mediante la carta stampata. I consulti su Internet devono avere la caratteristica della brevità, con focus incentrato su un problema specifico e sulle possibili soluzioni per quel problema. Ciò non significa che fare counseling sia lo stesso che dare un consiglio, ma spesso è aiutare qualcuno a vedere le cose da un altro punto di vista, da un’altra prospettiva, facilitando quella presa di coscienza che è volano della crescita personale (Esposito, 1997). In Italia lo sviluppo dell’informazione in ambito psichiatrico e psicologico in Internet è iniziata concretamente a partire dal 1995, con la nascita di siti che hanno intuito le potenzialità della rete come mezzo di diffusione di informazioni, condivisione di esperienze, e creazione di una cultura telematica intorno ai temi della salute mentale (Pol.it, Psychomedia,2001).

 

Linee guida per le prestazioni psicologiche via Internet presentate dall’Ordine Nazionale degli Psicologi Tratto dal sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi

Principi Generali

1. I principi etici e le regole di deontologia professionale dello psicologo si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengono effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo. L’utilizzo di tali mediazioni per la pratica professionale richiede particolare attenzione e cautela da parte dello psicologo, soprattutto laddove esse sono non usuali, innovative o sperimentali e comunque in carenza di conoscenze sulle implicazioni secondarie del loro utilizzo sia sul piano della teoria e della tecnica professionale, che sul piano relazionale.

2. La conoscenza del Codice Deontologico è indispensabile per una attenta riflessione sullo sviluppo dell’intervento professionale dello psicologo, soprattutto nei casi di utilizzo di mezzi di comunicazione nuovi per tale ambito e nei casi di limitata esperienza professionale.

3. Ogni nuovo o innovativo mezzo di comunicazione utilizzato nell’esercizio della professione di psicologo necessita dell’identificazione del profilo delle sue specifiche caratteristiche e quindi delle sfide professionali che pone sul piano dell’appropriatezza epistemologica, teorica, tecnica e deontologica.

4. Al momento attuale, in base alla deliberazione n. 19 del 23 marzo 2002 del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani, le pratiche di attività psicodiagnostica e psicoterapeutica effettuate via Internet potrebbero risultare non conformi ai principi espressi negli artt. 6, 7 e 11 del vigente Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, ed in tal caso sarebbero sanzionabili.

 

Nelle linee guida presentate dall’ordine nazionale degli psicologi vengono trattati problematiche rilevanti per un possibile uso di internet nell’effettuare counseling. In particolare sono affrontati temi come l’identità dello psicologo, l’identità dell’utente, la riservatezza e la garanzia del servizio offerto.

L’identità dello psicologo deve risultare chiara e facilmente identificabile. Gli psicologi che offrono tale prestazione su internet devono risultare appartenenti all’albo professionale ed inoltre essi devono comunicare all’ordine l’indirizzo del sito dal quale esercitano tale servizio. Per quanto riguarda, invece, l’identità dell’utente esista la possibilità di mantenere l’anonimato qualora il terapeuta giudichi opportuno effettuare il servizio in tali condizioni. Esistono prestazioni che sono compatibili con l’anonimato dell’utente e altre che non lo sono, da valutare individualmente. La garanzia dell’anonimato deve comportare l’adozione di precauzioni supplementari da parte dello psicologo, in relazione anche alla possibilità che gli utilizzatori possano necessitare di specifiche tutele come nel caso di minori. Per i minori va prestata particolare attenzione all’autenticità del consenso da parte di coloro che esercitano la potestà genitoriale.

Un altro aspetto importante indicato nelle linee guida è quello che riguarda la sicurezza della transazione tra terapeuta e cliente. Gli psicologi devono garantire la riservatezza della transazione, compresa l’operazione finanziaria. Gli utenti vanno informati, inoltre, sui limiti della riservatezza e sulla possibilità della conservazione dei dati.

Gli psicologi che offrono prestazioni a distanza devono tenere conto che il servizio è utilizzabile anche al di fuori dei confini nazionali e che gli utenti possono offrire disomogeneità di carattere culturale, etnico, religioso e anche normativo. Le prestazioni professionali a distanza rivolte a minori o a clienti soggetti a tutela necessitano di particolare attenzione e maggiori misure di sicurezza.

Infine è opportuno ricordare che ciascun ordine territoriale deve tenere un registro aggiornato sui siti che offrono counseling on line. Tale servizio territoriale è tenuto ad istituire un gruppo di studio allo scopo di monitorare le prestazione offerte su internet. Questi gruppi di studio sono di estrema importanza soprattutto tenendo conto della novità del servizio su internet e della mancanza di ricerche consolidate che garantiscano la sicurezza di tale servizio.

 

di Roberto Scarselli

Marzo 2006